Storie di Radio

L’ORIGINE DELLA RADIO LIBERE…. (FORSE)

La prima volta che vidi un apparato radiotrasmittente amatoriale rimasi letteralmente affascinato. Ricordo che era un bel pomeriggio di primavera e mi trovavo a casa di un compagno di scuola che da alcuni mesi coltivava la passione per l’elettronica e le trasmissioni radio.
Il suo nome era Andrea e quando parlava con la radio era solito farsi chiamare Sirico, il nome di frequenza. Quando accendeva il trasmettitore CB la sua voce per magia si diffondeva in tutta la città. Sirico era davvero entusiasta del nuovo hobby e non perdeva occasione per condividere la propria passione con chi dimostrava, come me, un minimo di interesse.
Dopo alcune settimane di piacevoli ascolti rimasi anch’io folgorato dalla scatola magica che diffondeva le nostre parole, di casa in casa, di palazzo in palazzo, di quartiere in quartiere.
Erano da poco passati gli anni del boom economico, delle seicento Fiat, della contestazioni studentesche. Per tanti giovani era essenziale esprimere il proprio pensiero con ogni mezzo ed in mille occasioni. Erano gli anni dei ciclostili, dei gruppi di ricerca, delle radiotrasmissioni CB.
Ogni volta che lo studio, ed i genitori, lo permettevano mi recavo a casa di Sirico ed insieme “viaggiavamo nell’etere” alla ricerca di nuovi amici. Gente che raramente conoscemmo di persona, ma che imparammo ad identificare dal tono caldo della voce o da una semplice e spontanea battuta.
In frequenza ero diventato l’amico di Sirico. Un neofita della CB. Un nuovo cittadino dell’etere.
La grande occasione ufficiale arrivò dopo due mesi: l’arrivo della prima concessione e l’acquisto di un nuovo apparato radio è rimasto indelebile nel tempo.
Ricordo ancora la marca: un Lafayiette portatile con 23 canali nei quali spaziare e diffondere tutta l’energia che la gioventù riesce a sviluppare nei migliori anni.
Chiuso nella mia stanza aprì la confezione come se fosse un dono prezioso. Accesi l’apparato radio alla ricerca di nuovi amici, di nuove voci ale quali aprirsi per nuove conoscenze e come per incanto, su uno dei 23 canali disponibili, trovai ciò che cercavo.
Per poter entrare in collegamento avrei dovuto inventarmi un nome. Un nome diverso da altri e forse non tanto originale. La mia passione per le stelle mi fece scegliere quello di Vega. E così, animato da un irrefrenabile entusiasmo partii: in una già afosa sera di giugno la stazione radio era in onda…
Prima di un collegamento radio era opportuno capire chi era “in aria” e dopo un attento ascolto capii che sul canale vi erano tre futuri amici CB dai pittoreschi nomi: Nuvola Bianca, Ariete e Cisternino. Come dimenticare tre voci che non ebbi mai modo di conoscere personalmente, ma che ricordo il timbro come se fosse ieri.
Appena mi fu possibile chiesi di entrare in quella che i CB chiamavano “ruota”. Entrare con la magica frase “break al canale”. Fu Ariete che captò il mio segnale e con garbo avvisò la ruota che vi era stato un break. Entrai…! Finalmente entrai ufficialmente in frequenza. Emozionato, contento. Per la prima volta il canale si apriva anche per me: tutto per me.
Quelli della ruota mi chiesero chi ero, qual’era il mio nome di frequenza, da dove trasmettevo. Fu un piccolo ma piacevolissimo interrogatorio. Dissi loro che avevo acquistato da poco un nuovo apparato portatile e che stavo provando le potenzialità di trasmissione. Ero al centro degli interessi di tutti e man mano che il tempo passava i componenti della ruota aumentavano sempre di più. Ciononostante ero sempre io il fulcro della serata. Un nuovo CB era nell’aria e bisognava festeggiarlo nel migliore dei modi.
Quell’estate, oltre che caldissima, fu ricca di nuove amicizie e sotto certi aspetti una delle più emozionanti della mia gioventù.
Le onde radio amatoriali erano oramai diventate popolarissime e non c’era momento del giorno che sui canali CB una coppia di fidanzati, due amici, un gruppo di coetanei o di entusiasti pensionati stessero li a scambiarsi le proprie opinioni, a raccontarsi delle prodezze dei campione dei cuore o delle promesse disattese.
Erano quelli gli anni nei quali era sovente trovare sul tetti di ogni palazzo una strana antenna a forma di ombrello, senza tessuto. Era da quel pezzo di ferro, condiviso da migliaia e migliaia di appassionati, che partì la grande avventura della radio libere.
Ciononostante continuo ad aver nostalgia di quelle sere d’estate o di quelle fredde giornate d’inverno in cui, premendo un semplice microfono, si collegava il mondo intero. Quello forse vicino casa o al massimo del paese limitrofo. Ma era pur sempre una mondo dove l’amicizia e la socializzazione utilizzava una tecnologia nuova che avrebbe assegnato agli anni che seguirono il giusto valore, le necessario aspettative.
L’origine delle radio libere è stato anche questo e tutto il resto è la storia di oggi.

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Da “Storie di Radio” di Armando Corrasco

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dal CORRIERE.IT del 22 gennaio 2017

«Ho sempre preferito la radio: è molto più affascinante perché — a differenza della televisione — richiede la collaborazione psicologica dell’ascoltatore e ha un codice comportamentale che non si presta a vistosi svaccamenti. La tv invece con il supporto delle immagini è aperta a soluzioni meno eleganti» / Enrico Vaime

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